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Sfattoria degli ultimi: il TAR ha accolto il ricorso. Quali saranno i prossimi passi?

Il TAR ha accolto il ricorso presentato dai responsabili della struttura, annullando l'ordine dell'ASL di abbattimento dei maiali e cinghiali ai fini di controllo e prevenzione dell'epidemia di peste suina africana. Ma la vicenda non è ancora al suo epilogo.
Sfattoria degli ultimi / Facebook
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I maiali e i cinghiali della Sfattoria degli ultimi sono salvi. Ieri, 10 ottobre 2022, il TAR ha accolto il ricorso presentato dai responsabili della struttura, annullando l’ordine – adottato l’8 agosto scorso – di abbattimento degli animali dell’ASL Roma 1 per il controllo e la prevenzione dell’epidemia di peste suina africana.

L’ordine della ASL e la mobilitazione delle associazioni

Il provvedimento della ASL imponeva l’abbattimento immediato dei maiali e cinghiali ospitati dalla Sfattoria degli ultimi, un santuario che si prende cura di più di cento animali salvati da condizioni di disagio e maltrattamenti. La struttura – situata nella zona nord di Roma – rientrava in un più ampio piano della Regione Lazio per l’eliminazione dei suidi dell’area, all’interno di quella che è definita “zona rossa”, stabilito in risposta alla diffusione della peste suina africana.
Il provvedimento, però, non prendeva in considerazione la natura della struttura e degli animali curati al suo interno: maiali e cinghiali non destinati alla macellazione, ma animali d’affezione. ALI aveva già chiesto di poter lavorare per trovare una soluzione alternativa di buon senso, evitando la soppressione, del tutto inutile sul piano dei motivi sanitari che l’avrebbero giustificata.

Le motivazioni della sentenza

Ieri, 10 ottobre 2022, è stato accolto il ricorso alla sentenza del TAR (Tribunale Amministrativo Regionale) del Lazio che prevedeva l’uccisione di quasi tutti i suidi della Sfattoria: solo due esemplari si sarebbero salvati su 140 animali. Il ricorso era stato presentato dai responsabili della struttura con il supporto delle associazioni LNDC – Animal Protection, OIPA, ENPA, LEAL, LEIDAA e Comitato Tutela Diritti Animali che sono intervenute ad adiuvandum.
L’ordine di abbattimento di maiali e cinghiali è stato ritenuto illegittimo, in quanto la ASL avrebbe dovuto previamente valutare la possibilità di riconoscere alla Sfattoria degli ultimi una deroga, poiché la struttura è destinata concretamente a “rifugio per animali in difficoltà”, considerando anche il possibile “elevato valore culturale o educativo ai sensi dell’articolo 13 del Regolamento delegato UE 2020/687“.
Nella sentenza sono stati citati e hanno esercitato il loro peso il nuovo articolo 9 della Costituzione e l’articolo 13 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (Trattato di Lisbona).

Nelle motivazioni della sentenza si legge:

La norma costituzionale, pertanto, garantisce la centralità e la statualità della disciplina di tutela degli animali.

Inoltre, il parere del Ministero della Salute e del Commissario straordinario per la peste suina, Angelo Ferrari, contrario al riconoscimento della deroga, secondo il TAR, “non è supportato da un’adeguata istruttoria e non è correttamente motivato“.

Il futuro dei santuari per animali in Italia

Ciò che è accaduto dimostra che i tempi sono maturi per lavorare a un riconoscimento dei santuari per animali, affinché siano tutelati e disciplinati dalla legge. ALI, in collaborazione con il Rifugio Miletta, ha avviato a un progetto di ricerca che ha come obiettivo la verifica delle possibilità di introduzione all’interno del nostro ordinamento giuridico di un riconoscimento esplicito dei rifugi per animali “da reddito”, salvati da allevamenti e macelli o condizioni di maltrattamento.
Infatti, la vicenda della Sfattoria non è giunta ancora a un vero epilogo: la ASL potrebbe fare appello al Consiglio di Stato. Noi di ALI chiediamo che a questo punto la ASL, il Commissario Ferrari e il Ministero prendano atto dell’urgenza di convocare finalmente il tavolo di confronto, che è stato fino ad ora negato, e ribadiamo la necessità di soluzioni diverse, da noi già invocate.

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