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World Animal Day 2022: Animal Law Italia diffonde la Dichiarazione di Montréal sullo sfruttamento animale

Il documento, presentato in Italia dalla nostra associazione insieme a Essere Animali e firmato da più di 450 accademici, condanna le pratiche in cui gli animali sono considerati come oggetti e merci.
Documento firmato
Alessia Colaianni

Alessia Colaianni

Responsabile comunicazione di ALI
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Il World Animal Day, celebrato il 4 ottobre, è il giorno dedicato alla consapevolezza delle condizioni degli animali per migliorarne gli standard di benessere in tutto il mondo. Quest’anno, in occasione di questa giornata, ALI ed Essere Animali presentano in Italia la Dichiarazione di Montréal sullo sfruttamento animale, promossa dai ricercatori del Centre de Recherche en Éthique de Montréal.

Nel documento più di 450 accademici di 39 Paesi, specializzati in filosofia morale e politica, proclamano l’ingiustizia fondamentale dello sfruttamento degli animali sulla base delle attuali conoscenze collettive nei loro campi di competenza.

Noi siamo ricercatori nel campo della filosofia morale e politica. Il nostro lavoro ha radici in differenti tradizioni filosofiche e raramente siamo d’accordo l’uno con l’altro. Tuttavia concordiamo sulla necessità di una profonda trasformazione della nostra relazione con gli altri animali. Noi condanniamo le pratiche che comportano il trattamento di animali come oggetti o merci

Inizia con queste parole la Dichiarazione di Montréal in cui, a sua volta, riecheggia la Dichiarazione di Cambridge sulla coscienza. Nel nuovo documento si ribadisce che etologia e neurobiologia hanno raccolto evidenze che confermano la capacità di mammiferi, uccelli e alcuni invertebrati (ad esempio i polpi), di sentire piacere, dolore o di esibire comportamenti intenzionali. Alla luce delle prove scientifiche lo sfruttamento animale, il provocare sofferenza non necessaria agli animali non umani, è fondamentalmente ingiusto.

Tra i firmatari italiani del documento ci sono Annalisa Di Mauro, ricercatrice in Filosofia morale e membro dell’EtApp (Laboratory for Applied Ethics Research) dell’Università di Genova, e responsabile “Ricerca e rapporti con l’università” di ALI, e Simone Pollo, professore associato di Filosofia morale alla Sapienza Università di Roma e autore dei libri “Umani e animali: questioni di etica” (Carocci editore, 2016) e “Manifesto per un animalismo democratico” (Carocci editore, 2021).

Per quanto riguarda il valore della diffusione della Dichiarazione di Montréal, Simone Pollo chiarisce: «Si può affermare che ha un’importanza in qualche modo culturale, perché è il segno del fatto che ormai c’è un’ampia comunità di persone, in questo caso appartenenti all’accademia, al mondo scientifico, che convergono sull’importanza di trasformare molto profondamente le nostre relazioni con gli animali non umani. La rilevanza di questo documento è nel suo essere una fotografia di quella che è l’attuale situazione, in cui è presente un ampio consenso da parte di scienziati e professionisti su un tema che ormai è all’ordine del giorno delle nostre società, delle nostre civiltà».

«La Dichiarazione di Montreal aggiunge un ulteriore tassello alla riflessione sulla condizione degli animali in un mondo che è ancora solo ‘a misura di uomo’. – illustra Annalisa Di Mauro – Coloro i quali si oppongono, talvolta per ovvie ragioni, alle questioni sorte in merito alla condizione degli animali, spesso definiscono il fenomeno come ‘di pancia’, cioè radicato nell’emotività e nell’estremismo, addebitandolo alla scarsa considerazione di quanto il libero utilizzo degli animali abbia permesso il progresso e un generale miglioramento della qualità della vita per gli animali umani. Tale punto di vista, però, ignora totalmente la base etica razionale sulla quale poggia la richiesta di elevare la protezione legale per gli animali, al fine di garantire loro condizioni di vita degne».

La Dichiarazione, infatti, esprime chiaramente che – a parità di condizioni – la semplice appartenenza a una specie non è criterio sufficiente a giustificare una minore o nulla considerazione morale o un trattamento diseguale per individui che hanno un fondamentale interesse in comune, ovvero quello di vivere e di avere un’esistenza degna di essere vissuta.

Di Mauro spiega: «La classificazione degli individui in base al possesso di capacità che, tra l’altro, non hanno alcuna rilevanza morale, somma ingiustizia a ingiustizia, se il metro per misurare tali facoltà risulta essere tarato su quelle che sono le nostre caratteristiche. Ogni individuo merita di poter sviluppare al meglio le proprie competenze, vivere pienamente la propria esistenza e ben vengano queste iniziative. In particolare, è importante che chi svolge una specifica professione o ha particolari competenze le metta al servizio di chi non ha modo di difendersi da solo: principio che ha anche ispirato la nascita della nostra associazione».

È, quindi, possibile ipotizzare che i tempi siano maturi per un mutamento di paradigma riguardo la relazione tra animali umani e non umani? Simone Pollo chiarisce: «C’è bisogno di una premessa: questi sono processi che hanno un elemento di imprevedibilità difficile da formalizzare. Sicuramente possiamo affermare che i tempi sono maturi nella misura in cui queste sono questioni di cui si discute ormai da tempo. Sono presenti, anche a livello istituzionale, una serie di iniziative che sono state avviate e di principi che sono stati adottati».

Il professore si riferisce, ad esempio, al Trattato di Lisbona in cui, nell’articolo 13, il benessere animale è considerato un elemento centrale delle relazioni umani-animali in virtù della considerazione degli animali non umani come esseri senzienti.

«Ovviamente questo tipo di affermazione per qualcuno può essere insufficiente, poiché parliamo di un contesto comune, in cui comunque gli animali vengono ancora utilizzati per vari scopi e ogni scopo deve essere valutato. Di per sé, però, il fatto che gli animali siano conosciuti come esseri senzienti nella carta fondamentale dell’Unione Europea e, in quanto tali, aventi un interesse al benessere di cui gli esseri umani devono tenere conto, è un segno del cambiamento dei tempi».

Nonostante i buoni auspici dati dalla diffusione della Dichiarazione di Montréal, quello verso un mondo senza sfruttamento animale sarà un cambiamento a lungo termine: «Va anche detto che se noi pensiamo ai tempi lunghi della storia, della civilizzazione, la questione è comunque relativamente giovane e tocca una serie di ambiti, di contesti e di interessi umani che sono molto resistenti. Il tema delle relazioni umane-animali porta con sé una serie di ‘zavorre’ che non devono assolutamente essere sottovalutate. Astrattamente, io non so se si avvierà un cambiamento netto drastico in tempi brevi – un po’ ne dubito – però sicuramente posso dire che mi sembra che un processo sia stato avviato e che molto probabilmente non si fermerà. – conclude Pollo – Poi certo, se domani ci sarà la guerra nucleare avremo altre cose a cui pensare rispetto a questo. Ma, stante le condizioni attuali della civilizzazione in cui viviamo, mi sembra che questo sia un processo che difficilmente si arresterà e che probabilmente progredirà».

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