BUGIE IN ETICHETTA

Questo non è vero benessere animale!

Christopher Shoebridge / We Animals Media

Chiediamo più impegno e maggiore trasparenza

Il Sistema di Qualità Nazionale Benessere Animale (SQNBA), portato avanti dai Ministeri delle Politiche Agricole e della Salute insieme con Accredia, e istituito con l’articolo 224 bis nel Decreto Rilancio, prevede la certificazione e l’etichettatura volontaria di prodotti di origine animale che rispettano standard superiori ai requisiti di legge.

Si tratta di uno  strumento potenzialmente positivo, in grado di informare i consumatori sul grado di benessere animale garantito dal singolo sistema di produzione. Insieme ad altre ONG  ci è stato chiesto di fornire al Ministero un riscontro relativo alla bozza di decreto con il quale viene definita la disciplina di certificazione, che nella versione da noi esaminata nell’agosto 2021 presentava diverse criticità.

Lavoreremo per scongiurare il rischio che il SQNBA si trasformi in uno strumento depotenziato, la cui applicazione risulterebbe di fatto in un grave danno per i consumatori.

Vero benessere animale = benessere fisico, psicologico e possibilità di esprimere comportamenti naturali.

Odairson Antonello / iStock

Principali criticità che abbiamo individuato:

  1. la mancanza di un numero adeguato di livelli graduati di benessere animale, la cui comparazione in etichetta permetta al consumatore di individuare immediatamente il posizionamento del prodotto sulla scala di certificazione;
  2. la mancata previsione di controlli annuali non annunciati, che permettano al consumatore di vedere garantito il suo interesse ad un’informazione veritiera e al rispetto degli standard di certificazione da parte dei produttori che appongano il logo SQNBA sui propri prodotti;
  3. la predisposizione di una bozza di standard di certificazione per la specie suina contemporaneamente all’istituzione dello schema di certificazione, mentre questi standard andrebbero predisposti dall’apposito Comitato tecnico, istituito dal decreto stesso e composto da rappresentanti delle categorie interessate ed esperti, ai quali dovrebbe essere delegata l’individuazione delle norme minime di benessere per ognuno dei livelli di produzione.

La mancata disciplina degli standard di certificazione ad opera del Comitato tecnico comporterebbe ad esempio la possibilità che l’etichetta “benessere animale” venga apposta anche su prodotti provenienti da allevamenti dove viene praticato il taglio sistematico della coda ai suini (pratica in violazione di quanto espresso nella direttiva europea di protezione di questi animali) o dove le scrofe vengono tenute intere settimane in gabbia, pratica che Bruxelles avvia verso un graduale superamento (la Commissione europea si è impegnata a presentare entro il 2023 una proposta legislativa).

La certificazione garantirebbe priorità di accesso ai fondi PAC e PNRR. Se da un lato questo può incentivare la transizione di quegli allevatori che praticano ancora il taglio sistematico della coda verso sistemi di produzione più rispettosi del benessere animale certificabili come rispondenti al SQNBA, non si può negare che la vendita di prodotti ottenuti da sistemi di produzione certificati che nemmeno rispettino gli standard minimi di legge non possa effettuarsi a danno dei consumatori, che verrebbero così fuorviati.

La tutela dei consumatori

La possibilità per il consumatore di fare scelte pienamente consapevoli in relazione agli alimenti che consuma è uno dei principi cardine della legislazione alimentare europea che, come afferma l’articolo 8 del Regolamento 178/2002/CE, «si prefigge di tutelare gli interessi dei consumatori e di costituire una base per consentire ai consumatori di compiere scelte consapevoli in relazione agli alimenti che consumano», prevenendo qualsiasi pratica in grado di indurli in errore.

Le scelte dei consumatori «possono essere influenzate, tra l’altro, da considerazioni di natura sanitaria, economica, ambientale, sociale ed etica». Lo afferma il Regolamento 169/2011, principale strumento di regolamentazione della disciplina inerente la fornitura di informazione obbligatoria e volontaria sugli alimenti.

Riteniamo che l’etichettatura debba informare il consumatore in maniera semplice, esaustiva, trasparente e accessibile circa le condizioni di allevamento dell’animale nell’arco dell’intera esistenza: per poter compiere scelte di acquisto pienamente consapevoli, il consumatore deve poter svolgere una comparazione efficace tra i diversi sistemi produttivi.

Il rapporto tra consapevolezza, scelte alimentari e considerazioni etiche che chi si appresta ad acquistare prodotti di origine animale opera – sia in relazione al benessere garantito agli animali che all’impatto dei sistemi di produzione sull’ambiente – ha un rilievo essenziale e non può essere trascurato. Il consumatore deve poter disporre di un’informazione completa, chiara e corretta, che gli consenta una scelta pienamente consapevole.

Approfondisci

I principali schemi volontari di certificazione del benessere animale all'interno dell'Unione Europea.

N.B. = A breve diffonderemo un documento di ricerca contenente un'analisi dettagliata e aggiornata della disciplina giuridica dell'informazione del consumatore a livello europeo, con una disamina più approfondita degli schemi di certificazione e l'esame delle proposte di armonizzazione.

COSA CHIEDIAMO
AI MINISTRI

Rivedere lo schema di decreto e gli standard per la certificazione di benessere animale dei prodotti suinicoli italiani previsti dalla nuova certificazione sul benessere animale al fine di offrire ai cittadini italiani un sistema di certificazione trasparente, competitivo e all’avanguardia.

In particolare, quale essenziale garanzia di trasparenza per il consumatore, chiediamo di introdurre un sistema di certificazione multilivello, che garantisca di comprendere il posizionamento del prodotto all’interno della scala di certificazione.

Queste sono le richieste che abbiamo avanzato al Ministro della Salute, Speranza (responsabile per il benessere animale) e al Ministro delle Politiche Agricole, Patuanelli (responsabile della qualità del Made in Italy) insieme a Animalisti Italiani, Animal Equality, CIWF Italia Onlus, Confconsumatori, ENPA, Essere Animali, Greenpeace, LAV, LEIDAA, Legambiente, OIPA, The Good Lobby e WWF.

VERO BENESSERE ANIMALE

Basta compromessi al ribasso!

Se i criteri della certificazione resteranno quelli previsti a oggi, si tradirà completamente la promessa di un’agricoltura più sostenibile, nella direzione richiesta dal Green Deal europeo e dalla Strategia Farm to Fork.

TRASPARENZA PER I CONSUMATORI

Informazioni adeguate per scelte consapevoli

La proposta ministeriale di certificazione volontaria dei prodotti suinicoli da noi visionata tradisce la fiducia dei consumatori perché fornisce informazioni fuorvianti.

FAI ARRIVARE AI MINISTRI LA VOCE
DI ANIMALI E CONSUMATORI!

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