ESSERI SENZIENTI, NON OGGETTI

Chiediamo di attuare con urgenza il superamento dell'utilizzo di animali nei circhi

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Tutela degli animali: attuare con urgenza la modifica della Costituzione

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La scienza, la bioetica, la normativa europea e quella di diversi ordinamenti nazionali riconoscono da anni la speciale natura degli animali non umani come esseri senzienti. L’articolo 9 della nostra Costituzione delega al legislatore di individuare i modi e le forme di tutela degli animali. È urgente attuare questa disposizione, ripensando la normativa ad oggi non più adeguata, riconoscendo pienamente che gli animali sono esseri senzienti, non oggetti.

Chiediamo il completamento della riforma del codice civile, adeguando le norme in tema di risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale, disciplinando l’affido dell’animale in caso di separazione e introducendo una specifica disciplina nell’ambito delle successioni.

Chiediamo un’efficace revisione del codice penale, che riconosca gli animali come vittime, inasprendo le sanzioni e assicurandone l’effettiva applicazione, limitando la possibilità che gli autori dei maltrattamenti restino impuniti

Chiediamo l’istituzione di un garante nazionale dei diritti degli animali, in grado di favorire il coordinamento dell’azione di governo e di vigilare sull’applicazione della normativa nazionale ed europea a tutela degli animali.

Chiediamo che il Governo dia attuazione alla delega ricevuta dal Parlamento per garantire il graduale superamento dell’utilizzo nei circhi entro aprile 2022.

Chiediamo, infine, il riconoscimento dei rifugi per animali salvati, ad oggi erroneamente equiparati dalla legge agli allevamenti di animali utilizzati a scopo di produzione alimentare.

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Gli animali nei circhi sono spesso sottoposti a condizioni di vita degradanti e ad addestramenti crudeli per intrattenere il pubblico. Le gabbie strette, le lunghe ore di viaggio e le performance forzate causano loro stress e sofferenza. L’utilizzo di animali selvatici nei circhi non è solo eticamente riprovevole, ma anche condannato dalla Comunità scientifica.

Il Governo italiano è chiamato dal lontano 2017 ad intervenire per disciplinare il graduale superamento di questa realtà anacronistica, ma le proroghe più volte intervenute continuano a ritardare il raggiungimento di questo obiettivo urgente e necessario. 

Il 18 agosto 2024 è il termine ultimo stabilito dalla legge. Chiediamo al Governo di intervenire con urgenza, scongiurando ulteriori ritardi e accogliendo le richieste dei cittadini e delle cittadine, che riflettono il cambiamento della sensibilità sociale.

Questa richiesta è parte della campagna con la quale chiediamo di rendere concreta la tutela degli animali inserita nell’art. 9 della Costituzione. Cambiare le leggi affinché tengano il passo con i cambiamenti culturali e sociali, anche per quanto riguarda il rispetto che dobbiamo agli animali, è oggi un vero e proprio dovere del Parlamento.

INTEGRARE IL CODICE CIVILE

Gli animali devono essere riconosciuti e trattati come “esseri senzienti” e non più come oggetti.

MODIFICARE IL CODICE PENALE

Gli animali meritano giustizia: è necessario elevare le pene, riducendo le vie di fuga per chi uccide e maltratta.

SUPERARE L’USO DEGLI ANIMALI NEI CIRCHI

L’Italia recepisca al più presto le posizioni della scienza, seguendo gli esempi virtuosi dal resto del mondo.

RICONOSCERE I RIFUGI PER ANIMALI SALVATI

L’Italia recepisca al più presto le posizioni della scienza, seguendo gli esempi virtuosi dal resto del mondo.

UN GARANTE NAZIONALE PER I DIRITTI ANIMALI

Una figura necessaria per un’efficace coordinamento e attuazione delle norme su tutto il territorio nazionale.

PERCHÉ È IMPORTANTE

  1. GLI ANIMALI SOFFRONO
    La comunità scientifica concorda da tempo sulle gravi criticità connesse all’uso degli animali nei circhi. Questa pratica è incompatibile con il rispetto delle esigenze etologiche degli animali, che vengono costretti a vivere in cattività e a subire comportamenti innaturali.
  2. LA SICUREZZA PUBBLICA È A RISCHIO
    L’Unione europea ha registrato 478 incidenti causati da animali nei circhi dal 1995 al 2019, con il maggior numero di casi in Germania, Francia e Italia.

  3. L’ITALIA RESTA A GUARDARE

    Mentre in Italia l’attuazione delle leggi per la transizione verso circhi senza animali continua a slittare, oltre 50 Paesi nel mondo hanno già adottato divieti totali o parziali sull’uso di animali nei circhi.

  4. L’OPINIONE PUBBLICA LO CHIEDE
    Secondo un’indagine DOXA BVA del 2023, il 76% degli italiani si è dichiarato contrario all’uso degli animali nei circhi, mentre il 79% ha espresso il desiderio che i fondi pubblici destinati alle attività circensi siano allocati solo a circhi che pongano fine a questo sfruttamento.

Il parere della scienza

Nel 2015 la Federazione Veterinari Europei — l’organizzazione che comprende le associazioni veterinarie di 38 Paesi europei — aveva espresso la propria posizione contro il circo con animali, raccomandando a tutte le autorità europee e nazionali competenti di vietare l’utilizzo di mammiferi selvatici nei circhi itineranti in tutta Europa e confermando che  non esiste la possibilità che le loro esigenze etologiche possano essere adeguatamente soddisfatte in tali condizioni. Nel 2017 anche la FNOVI-Federazione Nazionale Ordini Veterinari Italiani ha dichiarato di essere contraria all’uso degli animali nei circhi, in linea la revisione del Codice deontologico del 2006 e con il documento A review of the welfare of the wild animals in circuses, redatto da Stephen Harris, Graziella Iossa e Carl D. Soulsbury della School of Biological Sciences dell’Università di Bristol.
Nello Statement on ethological needs and welfare of wild animals in circuses (Dichiarazione sui bisogni etologici e sul benessere degli animali selvatici nei circhi), allegato al report Wild animals in EU circuses. Problem, risks and solutions, sono riportate le principali motivazioni per cui il circo non può garantire il benessere degli animali selvatici che adopera negli spettacoli. La dichiarazione è firmata da esperti in ecologia, biologia, veterinaria, zoologia, genetica, conservazione della natura e medicina.

Cosa dice la legge

La disciplina relativa ai circhi equestri e agli spettacoli viaggianti è regolata dalla Legge 18 marzo 1968, n. 337, non più in linea con l’attuale sensibilità collettiva e la necessità del superamento dell’uso degli animali nei circhi.

 

Il graduale superamento dell’uso degli animali nei circhi è stato disposto con la legge delega 22 novembre 2017, n. 175. L’art. 2, comma 4, lett. h) recitava così: «Revisione delle disposizioni nei settori delle attività circensi e degli spettacoli viaggianti, specificamente finalizzata al graduale superamento dell’utilizzo degli animali nello svolgimento delle stesse». Tuttavia, i decreti attuativi non sono mai stati adottati e la delega è scaduta nel dicembre 2018.

 

Nel luglio 2022 è stata approvata una nuova Legge delega, che ha mantenuto l’obiettivo di porre fine all’utilizzo degli animali nei circhi e negli spettacoli viaggianti. Tuttavia, con l’approvazione della conversione in legge del Decreto legge Milleproroghe nel febbraio 2023, il Senato ha prorogato di 15 mesi il termine per l’emanazione del decreto legislativo, spostando al 18 agosto 2024 il termine per l’attuazione della disciplina sul graduale superamento dell’utilizzo di animali nei circhi.

Cosa pensa la popolazione

Secondo un’indagine condotta da DOXA BVA a settembre 2023, su incarico della LAV, il 76% degli italiani si è espresso contrariamente all’utilizzo di animali nei circhi, mentre il 79% si è detto favorevole a destinare i  fondi pubblici destinati alle attività circensi con animali esclusivamente ai circhi che pongono fine a questo sfruttamento. Inoltre, l’80% degli intervistati ha manifestato la disponibilità a frequentare circhi che non impiegano animali durante i loro spettacoli.

Questo posizionamento è una chiara dimostrazione del mutamento del valore attribuito alla tutela e al rispetto delle esigenze etologiche degli animali avvenuto nella nostra società. L’opinione pubblica considera il benessere animale una priorità, come evidenziato dall’Eurobarometro del 2023 (Commissione Europea, Attitudes of Europeans towards animal welfare, ottobre 2023) e dalle numerose Iniziative dei Cittadini Europei promosse recentemente per chiedere, tra l’altro, il superamento dell’uso delle gabbie negli allevamenti, e la fine di produzione e commercializzazione di pellicce in Europa.

I circhi senza animali sono già una realtà rilevante in Italia e in Europa: si tratta di spettacoli che offrono allo spettatore un alto livello di preparazione tecnica, ai quali sono dedicati numerosi festival e che hanno contribuito all’evoluzione del concetto tradizionale di circo. Il cambiamento dunque è già avvenuto ed è il momento che l’Italia si adegui alla nuova sensibilità sociale che chiede la fine dell’uso degli animali nei circhi.

APPROFONDIMENTI

Affidamento in caso di crisi di coppia

Occorre innanzitutto prevedere un regime di affido dell’animale da affezione in caso di crisi di coppia, considerando sia gli interessi di coloro che hanno a cuore l’animale, sia gli interessi etologici dell’animale stesso, a prescindere dal titolo di proprietà. Uno dei due coniugi o dei figli potrebbe infatti aver sviluppato un legame più forte con l’animale, pur non essendo formalmente proprietario dello stesso (ad es. il padre acquista e intesta il cane, che però viene accudito principalmente dalla moglie e dai figli).

Attualmente i giudici non hanno il potere di decidere l’affidamento degli animali in caso di separazione giudiziale: questo produce ingiustizie evidenti, con effetti devastanti sulle persone coinvolte e sugli stessi animali, che diventano loro malgrado strumenti per produrre ricatti, mortificazioni e sofferenza per l’altro coniuge e per i figli.

Per spezzare tutto questo è necessario che i giudici possano stabilire l’affidamento dell’animale, come avviene per i figli, introducendo una disciplina che nelle decisioni sul futuro degli animali in caso di separazione consenta al giudice di tenere conto dell’interesse dei coniugi e della prole, nonché del benessere dell’animale stesso, a prescindere dal titolo astratto di proprietà.

Risarcimento del danno da perdita dell'animale d'affezione

La perdita di un animale d’affezione può essere vissuta come la perdita di un membro della famiglia e causare un grande dolore alle persone che lo hanno accudito. Se la causa è dovuta a un errore o disattenzione altrui, come nelle frequenti ipotesi di aggressioni da parte di altri cani, le attuali regole non consentono di compensare la sofferenza attribuendo un valore economico al dolore. Poiché gli animali sono equiparati agli oggetti inanimati, il risarcimento resta infatti ancorato alla logica del valore economico dell’animale. Questo parametro non soltanto non include il dolore del proprietario ma spesso si traduce in una assenza di risarcimento, non essendo possibile attribuire un valore economico ad animali meticci o di razza anziani.

Alcuni giudici hanno ovviato a questo inconveniente prevedendo la risarcibilità del danno da perdita dell’animale d’affezione ma si tratta di una costruzione giurisprudenziale, che non si basa sulle norme attuali ma sulla “buona volontà” di singoli giudici, che rendendosi conto dell’assenza di tutela per i cittadini, hanno cercato di trovare una soluzione. L’assenza di una norma specifica però mina la certezza del diritto e si traduce in una incognita per i cittadini, poiché ogni giudice è libero di accogliere o meno la domanda di risarcimento.

Tutelarli anche quando non ci saremo più

Occorre intervenire in materia successoria, disciplinando i lasciti in favore di animali e prevedere delle norme per garantire ai nostri compagni di vita una vita dignitosa anche a seguito della nostra morte. Quando accogliamo un cane o un gatto, vogliamo essere certi di poter garantire il suo benessere anche quando non ci saremo più. La legge ignora completamente questa esigenza e l’attuale disciplina successoria non prevede soluzioni idonee ad assicurare che questo risultato possa essere raggiunto in modo pieno e sicuro.

Non essendo prevista la possibilità di nominare eredi degli animali, nella prassi si assegnano gli animali a titolo di legato a un’associazione di volontariato, insieme a una somma di denaro per provvedere al loro accudimento o un bene immobile, dando disposizioni e dettando condizioni per il sostentamento dell’animale fino alla fine dei suoi giorni. Per verificare il rispetto di queste prescrizioni, è possibile nominare un esecutore testamentario.

Questa soluzione però si scontra innanzitutto con la difficoltà del sistema successorio e implica la necessità di rivolgersi a un notaio, che verificherà anche i limiti del testatore onde evitare la lesione della quota di legittima. Si tratta di una strada che, anche per motivi economici, viene scelta da pochi proprietari di animali.

Chiediamo quindi una norma che stabilisca che il testatore possa disporre liberamente di una percentuale del suo patrimonio per il mantenimento degli animali, senza che questo costituisca una lesione della quota di legittima indisponibile. In questo modo, chiunque potrebbe essere sicuro di riuscire a garantire il futuro dei propri amici a quattro zampe, predisponendo un semplice testamento olografo.

DOVE È NECESSARIO
INTERVENIRE CON URGENZA

Affidamento in caso di crisi di coppia

Occorre innanzitutto prevedere un regime di affido dell’animale da affezione in caso di crisi di coppia, considerando sia gli interessi di coloro che hanno a cuore l’animale, sia gli interessi etologici dell’animale stesso, a prescindere dal titolo di proprietà. Uno dei due coniugi o dei figli potrebbe infatti aver sviluppato un legame più forte con l’animale, pur non essendo formalmente proprietario dello stesso (ad es. il padre acquista e intesta il cane, che però viene accudito principalmente dalla moglie e dai figli).

Attualmente i giudici non hanno il potere di decidere l’affidamento degli animali in caso di separazione giudiziale: questo produce ingiustizie evidenti, con effetti devastanti sulle persone coinvolte e sugli stessi animali, che diventano loro malgrado strumenti per produrre ricatti, mortificazioni e sofferenza per l’altro coniuge e per i figli.

Per spezzare tutto questo è necessario che i giudici possano stabilire l’affidamento dell’animale, come avviene per i figli, introducendo una disciplina che nelle decisioni sul futuro degli animali in caso di separazione consenta al giudice di tenere conto dell’interesse dei coniugi e della prole, nonché del benessere dell’animale stesso, a prescindere dal titolo astratto di proprietà.

Risarcimento del danno da perdita dell'animale d'affezione

La perdita di un animale d’affezione può essere vissuta come la perdita di un membro della famiglia e causare un grande dolore alle persone che lo hanno accudito. Se la causa è dovuta a un errore o disattenzione altrui, come nelle frequenti ipotesi di aggressioni da parte di altri cani, le attuali regole non consentono di compensare la sofferenza attribuendo un valore economico al dolore. Poiché gli animali sono equiparati agli oggetti inanimati, il risarcimento resta infatti ancorato alla logica del valore economico dell’animale. Questo parametro non soltanto non include il dolore del proprietario ma spesso si traduce in una assenza di risarcimento, non essendo possibile attribuire un valore economico ad animali meticci o di razza anziani.

Alcuni giudici hanno ovviato a questo inconveniente prevedendo la risarcibilità del danno da perdita dell’animale d’affezione ma si tratta di una costruzione giurisprudenziale, che non si basa sulle norme attuali ma sulla “buona volontà” di singoli giudici, che rendendosi conto dell’assenza di tutela per i cittadini, hanno cercato di trovare una soluzione. L’assenza di una norma specifica però mina la certezza del diritto e si traduce in una incognita per i cittadini, poiché ogni giudice è libero di accogliere o meno la domanda di risarcimento.

Tutelarli anche quando non ci saremo più

Occorre intervenire in materia successoria, disciplinando i lasciti in favore di animali e prevedere delle norme per garantire ai nostri compagni di vita una vita dignitosa anche a seguito della nostra morte. Quando accogliamo un cane o un gatto, vogliamo essere certi di poter garantire il suo benessere anche quando non ci saremo più. La legge ignora completamente questa esigenza e l’attuale disciplina successoria non prevede soluzioni idonee ad assicurare che questo risultato possa essere raggiunto in modo pieno e sicuro.

Non essendo prevista la possibilità di nominare eredi degli animali, nella prassi si assegnano gli animali a titolo di legato a un’associazione di volontariato, insieme a una somma di denaro per provvedere al loro accudimento o un bene immobile, dando disposizioni e dettando condizioni per il sostentamento dell’animale fino alla fine dei suoi giorni. Per verificare il rispetto di queste prescrizioni, è possibile nominare un esecutore testamentario.

Questa soluzione però si scontra innanzitutto con la difficoltà del sistema successorio e implica la necessità di rivolgersi a un notaio, che verificherà anche i limiti del testatore onde evitare la lesione della quota di legittima. Si tratta di una strada che, anche per motivi economici, viene scelta da pochi proprietari di animali.

Chiediamo quindi una norma che stabilisca che il testatore possa disporre liberamente di una percentuale del suo patrimonio per il mantenimento degli animali, senza che questo costituisca una lesione della quota di legittima indisponibile. In questo modo, chiunque potrebbe essere sicuro di riuscire a garantire il futuro dei propri amici a quattro zampe, predisponendo un semplice testamento olografo.

INFORMAZIONI SU QUESTA CAMPAGNA

La richiesta descritta in questa pagina è solo una delle cinque che costituiscono la campagna “Esseri senzienti, non oggetti”. L’intero progetto mira ad aggiornare le leggi italiane riguardanti la tutela degli animali, rendendo concreta la riforma dell’articolo 9 della Costituzione nella parte in cui prevede che «La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali».

Innovare l’ordinamento giuridico affinché tenga il passo con i cambiamenti culturali e sociali, anche per quanto riguarda il rispetto che dobbiamo agli animali, non è solo una possibilità: è un vero e proprio dovere del Parlamento.

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