“La Regione Piemonte si innovi e introduca per legge il divieto di detenere cani a catena”: le associazioni Animal Law Italia, Green Impact e Save the Dogs scrivono al presidente Alberto Cirio

Antonella Paparella
Responsabile dell'ufficio stampa di Animal Law Italia. Giornalista e addetta stampa, esperta di media digitali. Nel tempo libero volontaria per i diritti animali.

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Stop alla detenzione dei cani a catena in Piemonte: è la richiesta delle associazioni Animal Law Italia, Green Impact e Save the Dogs al presidente della Regione Alberto Cirio, contenuta in una lettera inviata anche agli assessori competenti (Luigi Genesio Icardi – Sanità; Maurizio Marrone – rapporti con il Consiglio regionale) e al presidente del Consiglio regionale Stefano Allasia. La materia, infatti, è di competenza della legislazione regionale e il Piemonte è tra le Regioni che non ha ancora provveduto a emanare il divieto, ormai sempre più esteso sul territorio nazionale. È attiva anche una raccolta firme sul sito web di Save the Dogs, aperta a tutti i cittadini che vogliono far sentire la propria voce sull’argomento: a questo link è possibile sottoscrivere la lettera.

“Nonostante l’accresciuta sensibilità dei cittadini al benessere degli animali e alle loro esigenze etologiche, difatti, sono moltissimi i cani tuttora tenuti alla catena per lunghi periodi di tempo, spesso per tutta la loro vita – si legge nella lettera a firma dei presidenti di Animal Law Italia, Alessandro Ricciuti, di Green Impact, Gaia Angelini, e di Save the Dogs, Sara Turetta – Da poco si è unito il Lazio alla serie di regioni virtuose, che include la Campania, l’Umbria e le Marche, seguite da Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, Puglia e Abruzzo, hanno adottato delle normative formulate in modo chiaro, che consentono una rapida attuazione e un’efficace vigilanza sulla loro applicazione. Il Piemonte, invece – spiegano le tre associazioni – è tra le Regioni che hanno una legge formulata in modo inadeguato, in quanto consentono la detenzione dei cani alla catena per un lungo periodo di tempo, forse anche per tutta la loro vita. Al confronto con le normative più evolute, la legge regionale del Piemonte risulta quindi obsoleta e inefficace per la prevenzione di un fenomeno considerato inaccettabile dalla collettività e quindi vietato non soltanto in molte regioni italiane ma anche a livello internazionale.

A marzo 2021, Green Impact e Save the Dogs hanno pubblicato il rapporto “Verso il divieto di tenere i cani alla catena”, con successivi aggiornamenti pubblicati ad agosto 2021. Al rapporto hanno contribuito esperti nazionali e internazionali, quali la dott.ssa Regina Binder, il dott. Alexandre Barchiesi, la dott.ssa Heather Rally l’etologo prof. Enrico Alleva e l’etologo prof. Adam Miklosi. Il rapporto illustra, da un punto di vista giuridico, etologico e veterinario, i motivi per cui tenere un cane alla catena – salvo in circostanze ben definite, per giustificati motivi e per brevi periodi di tempo chiaramente specificati – deve essere vietato, in quanto tale pratica è incompatibile con le esigenze essenziali, etologiche e comportamentali, dei cani e ne compromette gravemente il benessere.

“In altri termini – concludono le tre associazioni nella lettera — salvo in casi eccezionali ben definiti — tenere i cani alla catena costituisce maltrattamento degli animali, ovvero un atto intrinsecamente illecito che deve essere vietato. Principio riaffermato anche dalla Cassazione, con la sentenza n. 34087/2021 recentemente pubblicata. In conclusione, offriamo il supporto delle nostre organizzazioni — con il coinvolgimento del gruppo di esperti che hanno contribuito alla redazione del rapporto “Verso il divieto di tenere i cani alla catena” e di altri consulenti — a sostegno della Giunta Regionale, per una maggiore comprensione dell’importanza del tema finalizzata alla successiva redazione di una normativa efficace sul tema.”  

Per chi volesse approfondire, il prossimo 12 ottobre alle ore 18:30 in diretta sulle pagine Facebook delle tre associazioni si terrà un webinar sui molteplici aspetti (etologici, sociologici e giuridici) legati al tema della detenzione di cani alla catena, con l’intervento di autorevoli esperti.


La lettera inviata dalle associazioni

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