Sequestrato allevamento di mucche da latte nel cremonese

Maltrattamento di animali e reati ambientali al vaglio degli inquirenti. Condotte criminali analoghe erano già state documentate in altri allevamenti.

La scorsa settimana il GIP del Tribunale di Cremona ha disposto su richiesta della Procura della Repubblica il sequestro preventivo di 370 mucche da latte costrette a vivere in pessime condizioni igienico-sanitarie in un allevamento di Robecco D’Oglio, comune al confine con la provincia di Brescia. Un’ispezione congiunta della Guardia di Finanza e dei Carabinieri Forestali di Cremona aveva permesso infatti di scoprire animali costretti a vivere nei propri liquami e in mezzo a carcasse che non venivano rimosse.

A questi comportamenti criminali contro gli animali si accompagnava lo spregio verso l’ambiente: i liquami provenienti dall’allevamento venivano sparsi in modo incontrollato sul campo all’esterno delle stalle, con rischio di contaminazione delle falde acquifere. L’appezzamento di terreno, anch’esso sottoposto a sequestro insieme ad alcuni mezzi agricoli, era stato trasformato in una vera e propria discarica abusiva: le fiamme gialle hanno rinvenuto all’interno carcasse, pneumatici di auto, materiali plastici, cumuli di letame e recipienti contenenti prodotti tossici e persino cancerogeni.

La stalla oggetto dell’indagine. Immagine fornita dalla Guardia di Finanza di Cremona

Le ipotesi di reato sulle quali è al lavoro la Procura della Repubblica di Cremona sono il maltrattamento di animali e lo smaltimento illecito di rifiuti. Tre le persone che risultano al momento iscritte sul registro degli indagati, oltre ad una società, indagata per la responsabilità amministrativa da reato. Al fine di assicurare il benessere degli animali, il GIP ha nominato un amministratore giudiziario, che dovrà anche provvedere a ripristinare la legalità e che avrà quindi potere decisionale nella gestione quotidiana dell’allevamento.

L’azienda era già stata segnalata nell’ottobre 2019 dalla LAV ai Carabinieri Forestali per le pessime condizioni degli animali, molti dei quali erano malati e non venivano curati. L’intervento congiunto dei militari e della ATS veterinaria aveva consentito di scoprire la presenza di carcasse in avanzato stato di decomposizione e un’invasione di blatte nei locali che contenevano le cisterne per il latte appena munto. Una ventina di mucche erano state sequestrate e altre 380 sottoposte a fermo sanitario.

La ATS aveva anche impartito delle prescrizioni alla proprietà, intese a migliorare il benessere animale. Prescrizioni che non sono state rispettate, come è stato accertato dalla Guardia di Finanza nell’ultima ispezione. Da qui la decisione della magistratura di procedere al sequestro di tutti gli animali.

I reati di maltrattamento e uccisione di animali si applicano a tutti gli animali, inclusi quelli da reddito. La giurisprudenza ha infatti chiarito in più occasioni che le leggi speciali che disciplinano l’allevamento, il trasporto, la macellazione, la caccia e altre forme di utilizzo di animali vanno interpretate in senso restrittivo, con la conseguenza che ogni qual volta in cui si verifica un superamento dei i limiti espressamente previsti da queste leggi, tornano applicabili le norme penali.


Una prassi diffusa

Dello smaltimento illecito dei liquami animali provenienti dagli allevamenti intensivi si era occupata anche Report nella puntata andata in onda lo scorso 13 aprile, con un’inchiesta dal titolo “Siamo nella ca…”, incentrata sulla provincia limitrofa di Brescia. Tra le pratiche illecite più diffuse, lo smaltimento delle deiezioni sui campi costituisce la fonte di maggiore pericolo per la salute pubblica, a causa dell’inquinamento delle falde acquifere e delle colture, oltre che per il rilascio in atmosfera di ammoniaca e nitrati.

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