Animali nel codice civile: verso una nuova definizione legale?

Il titolo è quello del Convegno tenutosi giovedì 27 aprile a Bari, organizzato dalla nostra associazione. È un titolo impegnativo, che probabilmente qualche anno fa sarebbe sembrato improponibile.

Ne hanno discusso, con passione e autorevolezza, il Prof. Domenico Otranto, Direttore del Dipartimento di Veterinaria presso l’Università Aldo Moro di Bari, la Prof.ssa Irene Canfora titolare della cattedra di Diritto Agrario e Diritto Privato presso la Facoltà di Giurisprudenza Aldo Moro di Bari, il Prof. Angelo Quaranta, Docente di Fisiologia e Bioetica Veterinaria, il Dott. Vincenzo Buono quale Presidente dell’Ordine dei Veterinari di Bari, l’avv. Alessandro Ricciuti, Presidente di Animal Law, la dott.ssa Annalisa Di Mauro quale Responsabile Formazione di Animal Law.

La locandina

Andiamo subito al cuore del problema. Una applicazione “integralista” della soggettività giuridica in capo agli animali comporterebbe la negazione di tutto ciò che la legge n. 189 del 2004 ha invece autorizzato, ex art. 19 ter delle disp. coord. c.p..

Già questo rende l’idea di quanto il riconoscimento di questa nuova definizione legale appaia in un certo senso rivoluzionaria, destinata cioè a mutare quella che oggi è la prospettiva dominante. Una prospettiva per cui gli animali, che pure sono unanimemente riconosciuti quali esseri senzienti, sono e restano per il mondo giuridico delle res, delle cose, destinate di fatto e in modo prevalente alla realizzazione dell’interesse economico umano.

E allora ben vengano convegni, tavole rotonde, sessioni di studio, proposte di riforma delle leggi esistenti. È quanto mai necessario fare una corretta informazione relativamente a questi temi, provando a immaginare quella nuova prospettiva alla quale ho prima accennato.

Solo nel momento in cui la società inizierà davvero a cogliere l’importanza della questione animale, a metabolizzarla facendola propria, l’industria (e non solo quella alimentare) muterà fisiologicamente e senza traumi la tipologia di produzione. La politica a quel punto ne dovrà prenderne atto e, di conseguenza, il legislatore non potrà rimanere sordo a tali diverse istanze dal momento che, le norme di un sistema, riflettono i valori e le aspirazioni insite nel gruppo in cui vigono.

È del tutto evidente che una nuova definizione legale della questione animale non comporterà ipso facto la risoluzione di ogni problema. Non è stato così in quei paesi dove gli animali hanno ottenuto perfino il riconoscimento della loro dignità a livello costituzionale. Preso atto di tanto, riconoscere oltre ad una protezione una dignità in favore degli animali anche — e soprattutto — a livello di codice civile comporterebbe, comunque, importanti e non secondarie implicazioni.

Per tale motivo non posso che condividere l’iniziativa di Animal Law che, in occasione del convegno svoltosi presso l’Università degli Studi di Bari, ha voluto rendere pubblica la propria proposta finalizzata all’inserimento nel codice civile di una norma che qualifichi gli animali «esseri senzienti dotati di intrinseca dignità»In occasione del convegno, è stata infatti presentata una lettera aperta rivolta al Parlamento il cui primo firmatario è stato il Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Bari, prof. Antonio Felice Uricchio.

Aiutaci a costruire il mondo in cui le esigenze, gli interessi e la dignità degli altri animali saranno presi in considerazione e tutelati dalla legge.

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