Premessa

Per legge, la macellazione deve essere generalmente preceduta dallo stordimento, che riduce al minimo la sofferenza dell’animale durante il dissanguamento. A questa regola fanno eccezione le macellazioni rituali, cioè quelle praticate secondo gli usi tradizionali di alcune comunità religiose, che in virtù di una specifica deroga non richiedono lo stordimento. Come conseguenza, in questo tipo di macellazioni l’animale soffre a lungo prima di morire.

Per questo motivo, alcuni Paesi hanno scelto di vietare la macellazione rituale, mentre altrove (ad es. nelle Fiande) sono state trovate delle soluzioni in grado di andare incontro alle esigenze delle comunità religiose, minimizzando comunque la sofferenza animale.

La ricerca

Nella seconda metà del 2021 ci siamo occupati di studiare questa delicata tematica della quale nessuno si era ancora occupato in Italia. Stiamo ultimando la redazione di un documento di ricerca, con il contributo di docenti universitari ed esperti in materia, che diffonderemo a inizio febbraio 2022 insieme a un documento di posizionamento.

Nei mesi successivi, intendiamo attivarci per sollecitare la riconsiderazione dell’attuale legislazione.

In questa pagina abbiamo inserito alcuni articoli che introducono la nostra ricerca, riassumendo alcune delle principali problematiche e criticità che abbiamo riscontrato. Nel corso di gennaio 2022 pubblicheremo ulteriori approfondimenti, in attesa di finalizzare e poter diffondere il nostro studio completo, che conterrà delle proposte di possibili soluzioni in linea con le richieste della società, che con crescente attenzione richiede che si prenda maggiormente in considerazione il benessere degli animali allevati per finalità alimentari.

Un primo successo

Attualmente non vi sono nemmeno dati ufficiali sul numero di macellazioni rituali!

Dopo che abbiamo sollevato la questione, il Ministero della Salute ha emanato una nota con la quale ha richiesto alle Regioni di comunicare i dati mancanti, che saranno quindi disponibili nei prossimi mesi. Si tratta di un primo importante passo verso una maggiore trasparenza, che può favorire un maggiore dibattito pubblico sul tema, che al momento risulta assente dal panorama culturale e politico.

Precisiamo che da parte nostra siamo contrari ad ogni forma di sfruttamento animale; tuttavia, nell’attesa che si realizzi la nostra società ideale, riteniamo un imperativo morale agire nell’ottica di ridurre la sofferenza che interessa quotidianamente un numero enorme di animali, nonché per ridurre il numero di animali che ne sono vittime.

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