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    Animali in fuga dall’Afghanistan

    La storia di due ONG che nonostante l'arrivo dei talebani tentano fino all'ultimo di evacuare in Occidente il più alto numero di animali.

    Durante l’occupazione sovietica dell’Afghanistan e il successivo regime talebano, gli animali non erano tenuti in alcuna considerazione: gli studenti coranici guardavano i cani con repulsione o comunque sospetto, spesso sottoponendoli ad angherie.

    Anche dopo l’intervento militare alleato, il randagismo non è mai stato oggetto di campagne pubbliche di prevenzione e ancora oggi migliaia di animali continuano a morire di stenti per le strade. Dire però che negli ultimi vent’anni nulla è cambiato sarebbe ingeneroso verso una serie di progetti che hanno tentato vigorosamente di aprire la strada per un cambio di rotta e che oggi, con il passaggio al nuovo regime, saranno inesorabilmente costretti a chiudere.

    Dal 2001, con l’arrivo dei contingenti militari alleati, cani e gatti hanno iniziato a lasciare il suolo afghano al seguito dei soldati che tornavano in madrepatria. Con il tempo, sono nate alcune ONG che si sono specializzate nel recuperare animali, accudirli e facilitare le procedure burocratiche per il trasporto: sono migliaia i cani e gatti che in questo modo hanno trovato casa negli Stati Uniti e nel Regno Unito.

    Anche se in termini assoluti sono numeri bassi, che non scalfiscono che appena la superficie del problema, operando sul campo queste organizzazioni hanno tentato di innescare un cambiamento culturale profondo. Un’attività che con la salita al potere dei talebani rischia di essere cancellata.

    Abbiamo qui deciso di raccontare due storie che meritano di essere ricordate. 


    Nowzad

    Fondata nel 2007 da Paul (detto “Pen”) Farthing, ex membro dei Royal Marines britannici, Nowzad è una ONG che da 15 anni salva animali in Afghanistan. Nowzad è anche il primo cane salvato da Farthing, dal nome del villaggio nel sud dell’Afghainstan nel quale era di stanza con il suo battaglione. 

    I cani e gatti randagi erano ovunque e per salvarli non ha esitato a mettere in pericolo la propria vita, come racconta nel suo libro “One Dog at a Time”, uscito nel 2010.

    Dal 2006 fino al fatidico 15 agosto di quest’anno — data in cui i talebani sono entrati trionfalmente a Kabul — Pen Farthing ha salvato migliaia di cani e gatti, 1.700 dei quali sono stati adottati dagli stessi veterani che avevano prestato servizio nel Paese. Grazie al generoso supporto dei donatori britannici e americani (l’organizzazione è registrata in entrambi i Paesi), Pen aveva anche aperto una clinica e un rifugio che accoglieva oltre 140 cani e il primo santuario per equini in Afghanistan, un luogo in cui asini e cavalli da lavoro abbandonati dai proprietari in quanto non più capaci di sollevare pesanti carichi vengono accolti e passano in pace gli ultimi anni di vita.

    Ma non solo: Nowzad aveva avviato campagne di sterilizzazione e di prevenzione della rabbia e iniziative di sensibilizzazione per un trattamento più umano degli animali, intervenendo anche nelle scuole per educare al rispetto degli animali; da ultimo, l’organizzazione intendeva favorire le adozioni all’interno del Paese.

    Grazie a una collaborazione con la facoltà di veterinaria di Kabul, negli ultimi anni, oltre 500 studenti di medicina veterinaria si sono esercitati nelle strutture di Nowzad, tra cui molte donne. Una generazione di veterinari che si è formata sul campo, con metodi e strumenti all’avanguardia, supportati dalle generose donazioni occidentali.

    Il 15 agosto, in una lunga e commossa diretta social dalla sede dì Kabul, Pen Farthing ha preso atto che l’attività di Nowzad è giunta al capolinea e ha rivolto un appello urgente al premier britannico Boris Johnson, chiedendo di includere nella lista di afghani da evacuare gli addetti della ONG, la cui vita (come quella di tutti coloro che hanno collaborato con gli accidentali) sarebbe in pericolo sotto il nuovo regime.

    La richiesta che è stata fortunatamente accolta da Johnson, il quale durante un dibattito a Westminster sul tema dell’evacuazione ha elogiato il lavoro della ONG, dichiarandosi favorevole a trarre in salvo i collaboratori. In 25 (tra cui alcuni veterinari) sono già partiti giovedì 19 per il Regno Unito, mentre gli altri 43 partiranno nei prossimi giorni.

    Farthing (che è rimasto a Kabul) ha lanciato “Operation Ark” (Operazione Arca), che prevede l’utilizzo di un aereo cargo per portare in salvo in Occidente gli animali del rifugio (140 cani e 60 gatti). Al momento stanno faticosamente cercando di raccogliere i fondi necessari (circa 200.000 dollari), oltre ai permessi di volo.

    Nel frattempo, il Presidente USA Biden ha annunciato che entro il 31 agosto verrà completata l’evacuazione del personale e dei collaboratori americani, dopodiché i Marines lasceranno l’aeroporto di Kabul e anche le forze britanniche dovranno ritirarsi. 

    Il tempo stringe per gli animali di Nowzad.

    Aggiornamento: il 28 agosto Pen Farthing è riuscito a partire alla volta del Regno Unito con uno degli ultimi voli militari all’interno del ponte aereo di evacuazione lanciato dal governo britannico. Con se ha portato in salvo circa 100 cani e 70 gatti, mentre lo staff di Nowzad è dovuto restare a Kabul.


    Kabul Small Animal Rescue

    La dott.ssa Charlotte Maxwell-Jones, archeologa americana specializzata nelle culture centro-statiche, è arrivata in Afghanistan dal 2010 al seguito di una missione archeologica e lavora(va) come dirigente per “Heart of Asia”, un Think tank afghano. In passato, aveva collaborato sempre da Kabul con altre organizzazioni internazionali, conducendo ricerche e programmi in ambito culturale e di assistenza allo sviluppo. 

    Nel 2018 insieme alla veterinaria Tahera Rezaei ha fondato Kabul Small Animal rescu (KSAR), una piccola ONG (qui la pagina Facebook), inizialmente nata per salvare e trasportare cani e gatti negli Stati Uniti, che spesso venivano adottati da donne e uomini che avevano prestato servizio nell’esercito in Afghanistan.

    Le due donne hanno aperto una clinica a Kabul, nella quale accolgono cani e gatti da tutto il Paese, non soltanto offrendo assistenza veterinaria ma soprattutto portando avanti programmi di sterilizzazione e di vaccinazione antirabbica (in Afghanistan il virus della rabbia è endemico). 

    A luglio la ONG ha trasportato 76 cani negli USA, numero che sale a 300 da novembre dello scorso anno. Anche KSAR ha lanciato un progetto di emergenza, chiamato “Operation Hercules” (Operazione Ercole) per portare negli Stati Uniti il maggior numero possibile di animali, anche da altri rifugi con i quali KSAR collabora, attraverso una raccolta fondi e la richiesta dei necessari permessi di volo.

    D’altronde, pensare di restare è impossibile: con l’avanzata dei talebani, il raggio di azione della ONG si era di fatto limitato alla sola Kabul ma dopo il 15 agosto la vita per una straniera americana in Afghanistan si è fatta immediatamente complicata, come la dott.ssa Maxwell-Jones racconta a State: i talebani l’hanno già messa sotto stretta osservazione e con la fine dell’evacuazione occidentale la sua sicurezza non potrà più essere garantita, motivo per il quale entro il 31 luglio sarà costretta a lasciare il Paese.

    Anche la sorte della dott.ssa Rezaei è quasi segnata: donna sotto un regime che non rispetta il lavoro femminile né gli animali, marchiata come “collaborazionista” degli americani, sarà quasi certamente costretta a chiedere asilo negli USA. Con lei volerà via anche l’ultima flebile speranza di poter salvare migliaia di vite animali in Afghanistan.

    Alessandro Ricciutihttp://www.alessandroricciuti.it
    Avvocato, attivista, presidente di Animal Law Italia.