Gallina in una gabbia a scopo artistico: detenzione incompatibile di animale

Un uomo è stato condannato per il reato di maltrattamento di animali per avere, per crudeltà o senza necessità, cagionato una lesione ad un animale ovvero sottoposto a comportamento e fatiche insopportabili per le sue caratteristiche etologiche; in particolare per aver costretto, per un lungo periodo di tempo, una gallina all’interno di una piccola gabbia tale da impedire all’animale ogni ben minimo movimento e da rendergli impossibile anche la semplice apertura alare esponendola in tali condizioni al frastuono causato sulla pavimentazione in lamiera di numerosi visitatori della mostra cui l’animale era stato esposto.

Oggetto di contestazione era la fattispecie incriminatrice, poiché, secondo la difesa, anziché trattarsi dell’art. 544 ter c.p. si verteva in ipotesi contravvenzionale di cui all’art. 727 c.p.

I giudici infatti avevano evidenziato solo le sofferenze della gallina, escludendo condotte di crudeltà, sevizie o fatiche o lavori insopportabili. La difesa, tenuto conto che neppure era stato provato il dolo necessario per la fattispecie delittuosa, proponeva una derubricazione (che vale anche la prescrizione più breve), nella fattispecie contravvenzionale, anche in considerazione che erano state escluse le lesioni.

La corte di cassazione ritiene fondato l’argomento e derubrica il reato, con conseguente dichiarazione di prescrizione, atteso il tempo decorso.

Si precisa che la differenza tra i due reati è che con il delitto di cui all’art. 544 ter c.p. si punisce chi con dolo, con crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale o lo sottopone a sevizie o comportamenti o fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche, mentre con la contravvenzione dell’art. 727 c.p., si punisce chiunque detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura, e produttive di gravi sofferenze.

Il reato di cui all’art. 727 c.p. è integrato dalla detenzione degli animali con modalità tali da arrecare gravi sofferenze, incompatibili con la loro natura, avuto riguardo, per le specie più note, al patrimonio di comune esperienza e conoscenza e, per le altre, alle acquisizioni delle scienze naturali. Nel caso scrutinato, i giudici non riconoscono crudeltà o lesioni alla gallina, ma solo sofferenze, per altro limitate all’esposizione della gallina in una gabbia, in una manifestazione artistica.

La derubricazione, come detto, determina una dichiarazione di improcedibilità per prescrizione (essendo decorsi più di 5 anni dai fatti), nondimeno, la pronuncia non è pienamente liberatoria, nel senso che, altrimenti, si sarebbe dovuto assolvere ai sensi dell’art. 129 c.p.p. mentre, al contrario, il fatto è penalmente rilevante e ascrivibile all’imputato, atteso che risulta accertato che la gallina è stata costretta in una gabbia per canarini e sottoposta a forti rumori (cagionato dai visitatori sulla lamiera a terra) tali da spaventarla.

Pubblichiamo nella prossima pagina il testo integrale della sentenza.

Annalisa Gasparre
Annalisa Gasparre
Avvocato, dottore di ricerca, vanta una decennale esperienza nel settore della tutela degli animali e dei soggetti deboli.

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