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    Unione europea e animali selvatici

    Secondo quanto riportato da IUNC – l’unione internazionale per la conservazione della natura – ad oggi sono 37.480 le specie di animali a rischio d’estinzione e la causa principale è purtroppo da riscontrare nelle attività antropiche. La distruzione degli habitat, l’inquinamento, il commercio illegale di specie selvatiche, il cambiamento climatico, il bracconaggio e lo sfruttamento non sostenibile delle risorse sono tutti fattori che stanno portando al declino migliaia specie animali che, in realtà, svolgono un ruolo cruciale per la salute del nostro pianeta.

    Se si restringe poi il campo alla sola Unione europea, IUNC afferma che il 25% delle specie animali che vivono nel territorio comunitario sono a rischio d’estinzione.

    Per tutelare la diversità di specie animali, l’Unione europea ha adottato principalmente tre direttive ed un regolamento.

    La Direttiva 43/92 si occupa della conservazione degli habitat naturali e della flora e fauna selvatiche.

    Il suo scopo è quello di promuovere il mantenimento della biodiversità attraverso la creazione di aree speciali di conservazione in ogni Stato Membro. In queste aree è vietata ogni forma di cattura,uccisione e disturbo degli animali.

    La Direttiva 147/2009 tutela le 500 specie di uccelli che vivono nell’Unione e richiede il coordinamento tra gli Stati Membri come unico mezzo efficace per proteggere gli uccelli migratori. In più, la Direttiva istituisce aree speciali di conservazione per ridurre i rischi in cui gli uccelli incorrono a causa della costruzione urbana e dei trasporti, della caccia, dell’uso di pesticidi e così via.

    La terza direttiva, la Direttiva 22/1999, si focalizza sugli animali detenuti negli zoo e disciplina perciò il benessere delle specie selvatiche al di fuori del loro habitat naturale.

    Principalmente, le misure previste comprendono l’assistenza veterinaria, un’alimentazione sana, la prevenzione della fuga degli animali, la formazione e la ricerca sulla conservazione delle specie animali e la diffusione delle informazioni acquisite.

    Infine, il Regolamento 338/97, incentrato sul commercio di animali selvatici,esige che le importazioni e le esportazioni siano documentate attraverso permessi e certificati e istituisce un comitato per il commercio di flora e fauna selvatiche composto da rappresentanti di tutti gli Stati Membri e presieduto dalla Commissione.

    Ad ogni modo, la legislazione europea vieta il commercio di prodotti di foca, prodotti derivati ​​da animali catturati con tagliole e pellicce di cani e gatti.

    Oltre a queste normative, nel 2018 l’UE ha intrapreso un’iniziativa per contrastare il declino degli impollinatori nel territorio dell’Unione e contribuire agli sforzi di conservazione su scala internazionale.

    In particolare, l’iniziativa prevede un approccio integrato e un uso più efficace degli strumenti e delle politiche esistenti fissando degli obiettivi a lungo termine (2030) ed azioni a breve termine secondo tre priorità:

    1) migliorare la conoscenza del declino degli impollinatori, delle sue cause e conseguenze;
    2) affrontare le cause del declino degli impollinatori;
    3) aumentare la consapevolezza su questo tema,coinvolgere la società in generale e promuovere uno spirito di collaborazione.

    Uno dei principali problemi quando si parla di animali selvatici riguarda i rettili, esclusi dalle direttive e dai regolamenti relativi alla manipolazione, al trasporto, alla dieta o al confinamento in gabbia degli animali selvatici nonostante, solo nel 2011, 1,6 milioni di rettili presenti nell’elenco CITES (la Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione) sono stati importati in territorio comunitario.

    Inoltre, si possono riscontrare carenze anche in relazione alla direttiva sugli zoo.

    L’inchiesta sugli zoo dell’UE del 2011 ha infatti evidenziato che otto Paesi Ue non avevano ancora recepito la direttiva nella loro legislazione nazionale, che centinaia di zoo operavano nonostante la mancanza di licenza e che le scarse competenze degli operatori avevano come conseguenza il mancato rispetto dell’applicazione della Direttiva in tutti i paesi dell’UE. Inoltre, l’inchiesta ha anche attestato che in svariati casi non sono stati offerti programmi educativi e che gli animali sono stati spesso trovati in stato di abbandono o sono fuggiti dalle strutture mettendo a rischio l’incolumità pubblica.

    In relazione all’iniziativa degli impollinatori, la Commissione europea ha pubblicato un report a maggio 2021 dichiarando che, nel complesso, l’iniziativa rimane un valido strumento politico che consente all’UE, agli Stati membri e ai vari stakeholder di affrontare il declino degli impollinatori.

    Tuttavia, permangono sfide significative nell’ambito dei fattori di declino.

    Sarà perciò necessario intensificare gli sforzi, soprattutto per affrontare la perdita di habitat nei contesti agricoli e le minacce che non sono prese in esame direttamente dall’iniziativa, come il cambiamento climatico e l’inquinamento da pesticidi.

    Elena Nicolussi Golo
    Dopo una prima laurea in Lingue Moderne acquisisce il titolo di dottoressa magistrale in Studi Europei e Internazionali presso la School of International Studies di Trento. Coltiva il profondo interesse per il tema dei diritti animali partecipando ad una prestigiosa Summer School ad Oxford e presentando alla commissione la sua tesi “Animal Rights in the West: A Discussion on Welfare Positions and Abolitionist Views”. Dopo la laurea magistrale, si dedica anche al tema della tutela ambientale e della sicurezza alimentare abbracciando l’approccio “One Health” secondo cui la salute umana, animale e del nostro pianeta sono legate indissolubilmente.