Stop pellicce in Europa: un obiettivo sempre più credibile

Lanciata oggi una nuova Iniziativa dei Cittadini Europei per centrare questo obiettivo ambizioso.

Animal Law Italia aderisce alla Iniziativa dei cittadini europei (ICE) Fur Free Europe, coordinata da Eurogroup for Animals, che chiede alla Commissione europea di vietare definitivamente la produzione e la commercializzazione di pellicce in Europa.

Per avere successo, l’Iniziativa dovrà raccogliere in un anno almeno un milione di firme da parte dei cittadini degli Stati membri dell’Unione Europea.

Da oggi è possibile sostenerla, aggiungendo la propria firma attraverso un modulo ufficiale approvato dalla Commissione Europea. Aiutaci a raggiungere questo obiettivo!

I numeri dell’iniziativa

Sono oltre 50 le organizzazioni che in tutta Europa hanno aderito all’iniziativa, che si focalizza sulla richiesta di un doppio divieto: quello dell’allevamento di animali a scopo di produzione di pellicce e della commercializzazione dei prodotti così ottenuti. 

Perché questa doppia richiesta? Vietare la commercializzazione dei prodotti ottenuti da allevamenti che producono pellicce può avere un impatto importante sui canali di importazione ed esportazione di quei mercati extraeuropei nei quali le pellicce vengono ancora prodotte. L’obiettivo di questa iniziativa è quello di vedere l’adozione di strumenti efficaci per porre fine ad una pratica che non si pone più in linea con le richieste della società europea.

Quali sono le principali criticità che presenta questo tipo di attività? 

Le pellicce sono un prodotto non etico, non sicuro e non sostenibile!

Gli animali coinvolti in questa produzione sono principalmente di due tipi: selvatici, come volpi e visoni,  e domestici, come i cincillà. In ambedue i casi l’allevamento di questi animali con lo scopo di produrre pellicce è una pratica barbara e totalmente inconciliabile con il rispetto del benessere animale. Gli animali selvatici hanno complesse esigenze etologiche e comportamentali che non possono essere soddisfatte all’interno degli stabilimenti nei quali vengono detenuti. Allo stesso modo la detenzione di qualsiasi animale in gabbie anguste e desolate è causa di gravissime sofferenze, mutilazioni e ferite. 

Gli allevamenti di animali da pelliccia presentano inoltre  gravi rischi per la salute umana ed animale. Durante il periodo della pandemia da COVID-19 sono stati centinaia gli allevamenti divenuti focolai per il virus, incentivando la trasmissione all’uomo di nuove mutazioni. Le sostanze chimiche utilizzate nei processi di conciatura e tintura delle pellicce presentano un alto potenziale irritante, non sono biodegradabili e in alcuni casi possono essere bioaccumulate nel corpo umano. Inoltre l’impatto ambientale di questi sistemi di produzione è rilevante, comportando l’inquinamento del suolo, delle falde acquifere e dell’aria delle zone nelle quali sono stanziati. In termini di inquinamento del suolo da metalli tossici, la produzione di pellicce è classificata tra le prime cinque industrie

Questo tipo di produzione ha causato l’estinzione e il sovra sfruttamento di moltissime specie animali, comportando gravi danni per la salvaguardia della biodiversità in Europa a causa della fuga di animali dalle strutture degli allevamenti. I visoni americani e i cani procioni sono tra la specie non autoctone maggiormente diffusasi in Europa, con un impatto gravissimo sulla salvaguardia delle specie selvatiche europee. 

Sono molti gli stati già intervenuti a regolamentare questo tipo di industria attraverso l’adozione di normative volte ora ad un divieto parziale o definitivo, ora a una disciplina specifica indirizzata a una migliore tutela del benessere animale al loro interno. L’Italia è tra questi: il nostro Parlamento ha già preso posizione, approvando il divieto di allevare animali da pelliccia nel nostro Paese, effettivo a partire dal primo gennaio 2022

L’iniziativa dei cittadini europei  Fur Free Europe è stata ufficialmente registrata dalla Commissione Europea il 16/03/2022 e durerà un anno a partire dal 18/05/2022. 

Si tratta di un importanti strumento di democrazia partecipativa che coinvolge in maniera attiva i cittadini nel procedimento legislativo europeo. La raccolta firme è una fase fondamentale da svolgere per far sì che la Commissione europea sia obbligata ad esprimersi e intervenire sulla tematica sottoposta. L’Unione europea sta attualmente provvedendo alla revisione dell’impianto normativo che a livello sovranazionale provvede a disciplinare la tutela del benessere animale. ll periodo storico nel quale ci troviamo offre un’occasione irripetibile per un efficace intervento sul tema. Nei prossimi mesi approfondiremo con attenzione questa tematica. 

Cambiare è possibile. È giunto il momento per un intervento coordinato che porti alla fine di una produzione anacronistica che i cittadini europei non hanno più intenzione di supportare. 

Aiutaci a costruire il mondo in cui le esigenze, gli interessi e la dignità degli altri animali saranno presi in considerazione e tutelati dalla legge.

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