L’Italia vieta l’allevamento di animali da pelliccia!

Giornata storica per i diritti animali: raggiunto un obiettivo perseguito da decenni.

La Commissione Bilancio del Senato ha approvato oggi l’emendamento alla legge di bilancio 2022 a firma della Senatrice Loredana De Petris (gruppo misto) che prevede l’abolizione degli allevamenti di animali da pelliccia a partire dal primo gennaio 2022.

Gli allevamenti presenti dovranno essere dismessi entro il 30 giugno del 2022, prevedendo anche degli indennizzi e contributi a fondo perduto per sostenere gli allevatori, incluse le spese per la demolizione dei fabbricati e degli impianti oppure per la ristrutturazione e riconversione delle strutture.


Cosa prevede la norma

Saranno vietati gli allevamenti di visoni, volpi, procioni, cincillà e «animali di qualsiasi specie» che vengano fatti riprodurre in cattività e uccisi con lo scopo di ricavarne pellicce.

Attualmente in Italia sono ancora presenti cinque allevamenti di visoni nelle province di Brescia, Cremona, Forlì-Cesena, Ravenna, L’Aquila, che complessivamente detengono 7.230 visoni destinati alla riproduzione (3.373 visoni nei due allevamenti lombardi, 2.773 in Emilia-Romagna, 1.084 in Abruzzo).

I visoni riproduttori ancora presenti negli allevamenti potranno rimanervi fino al prossimo 30 giugno: la loro sorte verrà stabilita entro fine gennaio con un decreto ministeriale che prevederà l’eventuale cessione degli animali a strutture autorizzate, accordando preferenza a quelle gestite direttamente o in collaborazione con associazioni animaliste riconosciute. In ogni caso, gli animali andranno sterilizzati e dovranno essere rispettate le prescrizioni del Ministro della Salute per la prevenzione della diffusione di zoonosi, tenuto anche conto che i mustelidi sono particolarmente suscettibili al virus.


Indennizzi e riconversione

Agli allevatori andranno:

a) un indennizzo per ogni capo presente alla data di entrata in vigore della presente legge;

b) un contributo a fondo perduto corrispondente al 30% del fatturato registrato nell’ultimo ciclo produttivo;

c) un contributo a fondo perduto, sino ad un massimo di 10.000 euro, per la copertura delle spese sostenute per la demolizione dei fabbricati e degli impianti oppure di quelle sostenute per la ristrutturazione e riconversione in attività agricola diversa dall’allevamento di animali, dei fabbricati adibiti all’allevamento professionale di animali da pelliccia.


L’iter legislativo

Gli emendamenti approvati in Commissione verranno inseriti nel maximendamento del Governo, che andrà all’esame dell’aula del Senato nei prossimi giorni e verrà approvato dalla Camera entro la fine dell’anno; poiché il Governo porrà la questione di fiducia, è quasi certo che la norma in questione diventerà legge.

L’Italia si unirà così alla ventina di paesi europei che avevano già stabilito il divieto di allevare visoni e altri animali per la produzione di pellicce, dopo che nel novembre del 2020 il ministero della Salute aveva stabilito la sospensione delle attività degli allevamenti di visoni su tutto il territorio italiano a scopo precauzionale per via della pandemia da coronavirus, dopo che negli allevamenti danesi si era sviluppata una mutazione del virus che aveva portato alla soppressione di 17 milioni di visoni.

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