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Cani da guardiania

Roberta Michelle Perla

Roberta Michelle Perla

Etologa, attivista presso la LAV, facilitatrice nel rapporto umano-animale, ha collaborato con L’ASL di Pinerolo (TO) per il controllo del benessere animale negli allevamenti intensivi.

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Spesso ci capita di fare delle escursioni durante le quali non è raro trovare delle greggi al pascolo difese da cani. Durante queste passeggiate dobbiamo preoccuparci di incontrare questi cani denominati “da guardiania”?

Se facciamo un passo indietro l’utilizzo dei cani da guardiania è iniziato in Eurasia intorno al 6000 a.C. e tuttora i cani da guardiania sono selezionati appositamente per svolgere il compito di protezione del bestiame o del gregge dalla predazione di vari animali selvatici.

Infatti, le aggressioni al bestiame domestico sono maggiormente causate dal lupo (Canis lupus) e dall’orso (Ursus arctos).

Il primo essendo un carnivoro opportunista, con una dieta basata prevalentemente sulle prede disponibili nelle zone che frequenta, è la causa maggiore delle predazioni, mentre l’orso ha una dieta prevalentemente vegetariana e necrofaga, pertanto, i danni sono contenuti. Esistono molteplici soluzioni per difendere il bestiame; utilizzare recinzioni elettrificate, la presenza di un pastore oppure di un cane da guardiania, ma la miglior soluzione sarebbe una combinazione delle diverse modalità di difesa. I cani da guardiania sono selezionati appositamente per svolgere questo compito e la razza più diffusa in Italia è il pastore maremmano abruzzese.

MODALITÀ DI DIFESA DEI CANI DI GUARDIANIA

I cani da guardiania riducono la predazione in tre modi principali: esclusione territoriale, interruzione e confronto. Con il termine esclusione territoriale si fa riferimento all’allontanamento dei predatori, marcando il territorio. In questo modo i selvatici riconoscono i confini territoriali e vanno a cercare altre prede, evitando di invadere spazi occupati.

L’interruzione è un comportamento di tipo aggressivo, ma non fisico, come per esempio abbaiare. Il confronto, invece, è un comportamento diretto di tipo aggressivo e viene utilizzato quando non si sono riusciti ad allontanare gli eventuali predatori con le altre due pratiche. Affinché i cani da guardiania arrivino a difendere in questi modi il gregge o la mandria di appartenenza, devono essere abituati fin da cuccioli a vivere a contatto con il bestiame per poter instaurare un vero e proprio rapporto affiliativo e considerandolo un’estensione del loro branco. Il periodo dalle quattro alle sedici settimane è quello in cui si forma il legame sociale tra i cuccioli e il bestiame, terminato questo lasso di tempo il cane si sentirà a tutti gli effetti parte del gruppo.

RAPPORTO ED INCONTRO CON L’UOMO

Questi cani fin da piccoli, oltre che dover essere abituati alla convivenza costante con il bestiame è bene che imparino anche a socializzare con l’uomo. Nonostante la familiarità verso la figura dell’uomo, il loro compito è quello di proteggere il gruppo da animali e persone estranee, pertanto è bene seguire determinati accorgimenti quando capita di incontrarli.

Il primo comportamento che il cane da guardiania mette in atto è la dissuasione: se ci avviciniamo troppo al bestiame il cane con molta probabilità inizierà ad abbaiare per allontanarci poiché ci riconosce come estranei e quindi come potenziali pericoli. Quello che possiamo fare in questi casi è di non avvicinarci agli animali e aggirarli, in questo modo il cane non ci avvertirà più come dei pericoli e tornerà vicino al gregge.

Nel caso in cui avessimo un cane insieme a noi è sempre buona norma tenerlo al guinzaglio così da evitargli di interporsi tra il cane da guardiania e il suo bestiame.

Qualsiasi sia la situazione, se evitiamo di spaventare, rincorrere, o dare cibo ed avvicinare i cani da guardiania, non andremo a disturbarli e li lasceremo svolgere il loro lavoro in piena tranquillità.

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